“Morte d’autore a Palermo”: il nuovo libro di Antonio Fiasconaro


Antonio Fiasconaro, Giornalista e Scrittore. Nato a Castelbuono (pa), ha iniziato a sedici anni il mestiere di cronista e dal 1990 lavora nella redazione di Palermo del quotidiano “La Sicilia” di Catania. Ad oggi vanta numerose collaborazioni con giornali, riviste e periodici regionali e nazionali oltre ad essere corrispondente per varie testate giornalistiche. Tra le pubblicazioni ricordiamo l’antologia “Pietra su pietra” (Insiemenell’arte, 1989), “L’Isola” (Associazione Progetto Gangi, 1992), “Guida ai servizi della città di Palermo” (Edizioni Arbor, 1999), “Serenate al chiaro di luna” (Nuova Ipsa Editore, 2011), “Alla grande, don Mario! – Una vita da sfogliare” (Le Madonie, 2012), “Poesie sotto le stelle” (NarrativaePoesia, 2012).

Oggi abbiamo il piacere di averlo nostro ospite, in questo spazio a lui dedicato, per cogliere alcune indiscrezioni su “Antonio Fiasconaro” l’uomo ed il professionista che si nasconde dietro alle avvincenti pagine del suo ultimo libro “MORTE D’AUTORE A PALERMO”, saggio poliziesco che è stato presentato in “prima” nazionale il 6 novembre 2013 al Grand Hotel et des Palmes di Palermo.

Noi eravamo li per voi…insime a noi anche Nicola Fiasconaro celebre fondatore, insieme al fratello, dell’omonima Azienda Fiasconaro produttrice di prelibatezze artigianali che esporta in tutto il mondo e che per l’occasione ha voluto omaggiare una creazione dolciaria raffigurante proprio la copertina del libro dello scrittore. 

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L: Salve Antonio, dopo questa breve presentazione per quei pochi che ancora non ti conoscessero, iniziamo subito con ciò che più ci incuriosisce. “MORTE D’AUTORE A PALERMO” il tuo nuovo libro che rievoca un caso realmente accaduto. Fa da cornice la nostra Città in una delle camere (la 224) del prestigioso Grand Hotel Delle Palme. Un excursus storico che dal quel infausto venerdì 14 luglio del 1933 e giorno della misteriosa morta dello scrittore e drammaturgo francese, Raymond Roussel, fai giungere ai noi attraverso le tue capillari ricerche. Cosa ti ha spinto ad indagare su questa misteriosa morte?

A: La mia curiosità di giornalista. Tutto è nato circa due anni e mezzo fa. Malgrado conoscessi Roussel come scrittore non avevo mai pensato prima di allora di approfondire il suo soggiorno a Palermo. Poi, come spesso accade nel mio mestiere, mi sono trovato un giorno a svolgere una ricerca su un autore palermitano e mi sono imbattuto su Roussel. Quindi ho pensato perché non indagare sui fatti che sono avvenuti in quei 40 giorni di permanenza al Grand Hotel et des Palmes di Palermo? E l’ho fatto. Ho compiuto una vera e propria indagine giornalistica che mi ha “preso” in maniera intesa tanto da approfondire anche l’aspetto giudiziario del tempo e l’ambiente in cui si svolsero i fatti.

L: Cosa invece di Roussel, personalità complessa dagli atteggiamenti dandistici nei confronti della vita, ti ha incuriosito al tal punto da spingerti ad indagare ulteriormente, seguendo le orme di Michel Foucault e Leonardo Sciascia?

A: Ho seguito più le tracce lasciate da Leonardo Sciascia che nel 1971 si era già imbattuto su Roussel nel suo saggio “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel” ma ancor prima quelle di Mauro De Mauro che nel 1964 era riuscito a pubblicare sul quotidiano L’Ora una serie di interviste con alcuni protagonisti del 1933 e che avevano avuto contatti al Grand Hotel et des Palmes con Roussel. In particolare il cameriere Gaetano Orlando ed i medico dell’albergo, il pretore del tempo Michele Margiotta e il medico dell’albergo Michele Lombardo. E poi non posso aggiungere altro per non rubare la suspence del lettore, altrimenti…

L: Scorrendo le pagine di “MORTE D’AUTORE A PALERMO”, il sottile piacere di rivivere tempi passati, naturalmente sconosciuti a più giovani e che hanno segnato in modo indelebile la storia e l’evoluzione culturale della nostra Città. Un semplice esercizio, frutto di deformazione professionale o una mal celata malinconia da professionista di vecchio stampo, quale sei?

A: Tutta la verità? Devo ammettere che io da sempre ho voluto nel mio lavoro di giornalista scandagliare i fatti di cronaca. E nel mio saggio-poliziesco si può constatare come abbia messo parecchio del mio mestiere.  Quindi c’è anche una buona dose di deformazione professionale.

L: Per tornare a giorni nostri, ci interessa sapere cosa significa per te vivere in un luogo in cui la libertà di stampa viene messa continuamente in discussione, in alcuni casi addirittura osteggiata con vari mezzi. Con questo non si fa riferimento soltanto al paese in cui vivi attualmente, ma anche alle precedenti esperienze se ci sono state e che hanno in un qual modo orientato la tua professione di giornalista.

A: La libertà di stampa viene osteggiata in certi ambienti. Ma chi fa giornalismo d’inchiesta, quello obiettivo e documentato e non “manipolato” ha la coscienza a posto. Ma il giornalismo di oggi, fatto anche con i nuovi mezzi di comunicazione come il web, non è il giornalismo che ho iniziato ad amare ed appassionarmi fin da quando sono stato “folgorato” dal mestiere non è lo stesso. Sono cambiati i tempi e sono cambiati anche i modi di fare giornalismo. Io, purtroppo, sono romantico e quindi sono radicato alle origini, alle tradizioni di fare giornalismo. Ho una mia frase che porto sempre con me: “Ricordati, come spesso accade, la verità sta sempre da un’altra parte…”

L: Un’ultima domanda: un consiglio che ti senti di dare agli studenti che tentano di seguire la strada dell’informazione ed in particolare nel mondo del giornalismo.

A: Devo rispondere con sincerità? Consiglio di non fare questo mestiere. Il nostro mondo segue i tempi e le crisi e non è più quello di alcuni anni fa. Se poi c’è la passione, allora bisogna perseverare anche a costo di percorrere strade lastricate di cocci di vetro…

Grazie Antonio, per il tempo che ci hai dedicato. In bocca al lupo per il libro che per noi è già un successo!

Grazie a Voi!

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